Perché l’Italia farebbe benissimo ad uscire dall’euro !

Risposte alle principali obiezioni con cui ci terrorizzano: esclusione dall’Ue, fuga di capitali, gestione del debito, svalutazione, acquisto di petrolio e materie prime, inflazione.

Risposte alle principali obiezioni con cui ci terrorizzano

E’ un post un po’ lungo, ma facilmente consultabile tramite i titoli. Dovreste trovare risposta ad ogni vostro dubbio sull’uscita dall’euro. Mi scuso se alcune cose non sono aggiornatissime, ma per mancanza di tempo, ho semplicemente ripreso un mio vecchio articolo che rispondeva punto per punto ad un articolo di un economista bocconiano di Panorama, che riassumeva tutti i principali terrorismi ignoranti, con cui ci spaventano per allontanarci dalla vera soluzione: la sovranità monetaria, conditio sine qua non per tutte le altre sovranità popolari, dunque, per la democrazia ed il benessere.
Come già detto, l’economia è un argomento solo collaterale alla nostra lotta per la democrazia e si tratta di una semplice condivisione, aperta ad osservazioni e critiche fondate e motivate, non aprioristicamente basate su ideologie, ma su ragionamenti logici e scientifici.

CHE COS’E’ LA MONETA
La moneta è un bene finanziario, ossia che non ha valore in sé, ma solo in quanto accettata in un determinato Stato. Ciò che ha davvero valore è il lavoro, che produce beni e servizi. La moneta è in pratica la sua unità di misura, va da sé che non dovrebbe “finire”, come non possono finire le altre unità di misura, i numeri, i metri, etc.
Essendo l’unità di misura del nostro lavoro, chi ha il potere di emettere moneta, quindi di determinarne il valore e la quantità in circolazione, ha un immenso potere: la gestione della moneta determina il corrispettivo del lavoro e la spesa pubblica.
Con l’ingresso nell’euro, anzi ancora prima con il divorzio fra Ministero delle Finanze e Bance d’Italia e con l’ingresso nello SME – Sistema Monetario Europeo, questo potere è passato dai governi democraticamente eletti, quindi dal Popolo, alle banche private.

EMERGENZA DEMOCRATICA: IL SISTEMA BCE
Restare nell’euro in primo luogo, quindi, significa restare in un sistema non democratico, quello della Banca Centrale Europea e del suo regime di “indipendenza” totale dalle istituzioni democraticamente elette, sia nazionali, che dell’Unione europea, come potete agevolmente verificare sul suo sito istituzionale a questa pagina

Se la BCE non risponde ad istituzioni democraticamente elette, chi decide sulla moneta comune, sulle nostre politiche economiche e su quanto possiamo spendere per il nostro welfare? Un Consiglio che riunisce le Banche Centrali nazionali, a loro volta possedute da banche ed assicurazioni private, come nel caso della Banca d’Italia, che adesso ha un nome molto più figo ed internazionale, Bankitalia, e che è posseduta da capitale privato, anche straniero, al 94,33%.
Un’altra chicca anti-democratica della BCE è che i verbali del suo principale organo decisionale, il Consiglio direttivo, non vengono pubblicati, restano segreti, ma la BCE ci rassicura: le politiche monetarie vengono attentamente illustrate in una conferenza stampa (sempre dal sito istituzionale). Come a dire: non vi diciamo perché e come abbiamo deciso cosa dovete fare, ma v’illustriamo a mezzo stampa cosa fare. Dei campioni di trasparenza, insomma, quella stessa trasparenza che dichiarano di voler imporre al sistema bancario, davvero credibili.
Siamo chiari su un punto: se la BCE non è un organismo democratico, o è oligarchico, o è dittatoriale, non ci sono molte alternative alla democrazia, se escludiamo la “pista anarchica”.
Va da sé che se un bene finanziario fondamentale per le nostre economie, quale la moneta, che prima gli Stati potevano creare e gestire a costo zero, ora deve essere presa a prestito e con alti interessi da banche private, gli Stati si ritrovano ad essere come un semplice cittadino alle prese con il sistema privato di credito, o per essere più realisti con un sistema usuraio. In queste condizioni altro non possono fare, per ripagare moneta ed interessi, che tagliare la spesa pubblica, tassare i cittadini e svendere/privatizzare il patrimonio nazionale.
Per quanti “duri contraccolpi” o effetti nefasti si possano ipotizzare, restando nell’euro siamo destinati a continuare a fare ben più duri sacrifici per ritrovarci come la Grecia, che è la prova più evidente e tragica dei risultati disastrosi dell’euro ed a cui ci stiamo velocemente avvicinando.

USCIRE DALL’EURO NON SIGNIFICA USCIRE DALL’UE
Giusto per tranquillizzare quelli che poco conoscono l’intricato assetto istituzionale dell’Unione europea, vorrei chiarire che uscire dall’euro non significa affatto uscire dall’Unione europea. Si tratta di due sistemi distinti ed autonomi. Ben 10 Stati dell’UE su 27 sono fuori dalla moneta unica. Alcuni di essi sono molto forti economicamente, come il Regno Unito, e conservano il loro invidiabile welfare nonostante la crisi, come Svezia e Danimarca. Nessuno può negare l’evidenza che questi 10 Stati non stanno soffrendo la crisi in maniera così drammatica come gli Stati euro, di cui ben 12 su 17, stanno affrontando seri problemi politici e conflitti sociali dovuti agli ingenti tagli alla spesa pubblica. Non credo di dover ricordare cosa sta succedendo in Italia, vittima di una spirale recessiva con un andamento esponenziale generato dalle ricette di austerity della BCE, che sono l’esatto contrario di quello che, anche uno studente al primo anno della facoltà di Economia, farebbe di fronte ad una recessione se dovesse agire per il bene comune.
La Polonia era all’ultimo passo per l’accesso alla moneta unica e ha fatto retromarsh. Oggi è in grande crescita, come lo sono molti Paesi europei che hanno la propria moneta. Solo i Paesi euro sono in grave recessione da anni.

LA FUGA DI CAPITALI
E’ risaputo che dall’Italia i grandi capitali sono già fuggiti all’estero a causa dell’alta tassazione, ma soprattutto della legislazione compiacente unita ad un’endemica carenza di controlli.
Rispetto a chi sostiene che l’uscita dall’euro dovrebbe avvenire improvvisamente e segretamente per evitare la “fuga di capitali” consiglio la lettura del Programma di Salvezza Economica per l’Italia redatto da importanti ecnomisti MMT, dove ogni operazione avviene alla luce del sole, nel rispetto della trasparenza e della volontà popolare, che sono requisiti fondanti della democrazia.
La fuga dei grandi capitali all’estero, come detto, è già maggioritaria realtà, mentre il pericolo che i cittadini e le piccole imprese chiedano in massa di ritirare i loro depositi bancari, il cosiddetto bank run, non avverrà, perché non c’è alcuna necessità di convertire forzosamente i conti correnti nella nuova valuta. Semplicemente tutti i nostri depositi bancari resteranno in euro, saranno, poi, cittadini ed imprese a chiederne l’eventuale conversione per pagare tasse e stipendi nella valuta nazionale.

COME FAREMO COL DEBITO?
Gran parte del debito italiano attuale è illegale, o cosiddetto “immorale”, perché impossibile da ripagare, proprio perché denominato in euro, una valuta straniera che prendiamo a prestito con alti interessi. Dovremmo crescere al 10% circa, ossia a livelli superiori della Cina, per potercela fare. Si tratterà di rinegoziare il debito e distinguere quello legale da onorare, da quello illegale. E’ una questione di volontà politica, oltre che di opportunità economica.
La rinegoziazione del debito è stata portata avanti dall’Argentina dopo essersi riappropriata della sovranità monetaria ed aver dichiarato il default, che non è un fallimento, traducibile in inglese come bankrupting. Infatti, è assolutamente escluso che uno Stato a moneta sovrana possa fallire; letteralmente default significa stato d’insolvenza, ossia impossibilità di onorare tutti i debiti.
Tutti i debitori dell’Argentina hanno accettato la rinegoziazione, tranne uno sparuto 7%, fra cui le memorabili società con sede a Cipro e alle Cayman, che hanno sequestrato la nave Libertad della marina militare argentina ad Accra tramite un ordine di un giudice americano eseguito da un giudice ghanese, entrambi in palese violazione del diritto internazionale del mare. La nave, infatti, è stata liberata dopo poco. Di cosa si occupano queste società con sede legale nei paradisi fiscali? Di speculazione finanziaria con fondi avvoltoio (hedge funds): il nome parla da sé, sono fondi di speculazione su società o Stati praticamente già in default. Non è un caso che dopo l’ultimo tracollo della Grecia gli investitori esteri siano corsi ad acquistare tutto il suo debito. Sono aziende private mica organizzazioni umanitarie, se comprano il debito di Stati in evidenti e gravi difficoltà economiche, qualche vantaggio superiore ai rischi del default, ci sarà. Sebbene l’Argentina sembri non gestire al meglio la riconquistata sovranità monetaria è innegabile che nei primi 3 anni grazia ai Programmi di Lavoro Garantito sia riuscita ad aumentare l’occupazione del 50% e che, sebbene abbia abbandonato questa sana gestione, ha comunque il potere di spendere liberamente e che non sia affatto “fallita” come vogliono farci credere, anzi se ne può infischiare dell’FMI e dare ossigeno alleconomia ed alla popolazione.
Inoltre immaginate che un vostro debitore sia dichiarato fallito/in stato d’insolvenza: non vi resterà, per recuperare almeno in parte il vostro credito, che partecipare alla liquidazione coatta amministrativa, o nel caso che il debitore sia uno Stato alla rinegoziazione del debito, sempre che non preferiate intraprendere azioni piratesche, come quella di sequestrare contra legem navi militari per chiedere un riscatto, come gli speculatori hanno tentato di fare con l’Argentina, o invadere militarmente per rappresaglia uno Stato sovrano con eserciti mercenari assoldati dalle vostre aziende private, infrangendo ogni legge di diritto internazionale.
Infine, tranquilli perché in futuro, adottando la MMT, non ci indebiteremo più con nessun speculatore, dato che tali attività finanziarie, che hanno ampiamente dimostrato i loro effetti disastrosi sull’economia reale e sulla vita delle persone, saranno vietate. Anche i titoli di Stato saranno considerati strumenti obsoleti e pressoché inutili: potendo emettere moneta a costo zero, perché indebitarsi emettendo titoli su cui si pagano interessi? Al massimo solo per venderli ai propri cittadini come strumento d’investimento dei risparmi, non certo per svenderli a investitori privati e pubblici stranieri ai tassi stracciati, determinati dai loro “mercati”

LA CHIMERA DELLA SVALUTAZIONE: NON POTREMO PIU’ COMPRARE PETROLIO E MATERIE PRIME?
Da Wikipedia – non perché non sia in grado di cercare fonti più autorevoli, ma proprio per far capire che la smentita è a portata di tutti: “Il saldo delle merci (differenza tra esportazioni ed importazioni di merci dall’estero), intorno al pareggio nei primi anni ’90, ha fatto registrare ampi surplus tra il 3 ed il 4% del PIL negli anni 1993-1998, per poi iniziare una netta discesa che lo ha portato ad azzerarsi nel 2005 (-0,04%) e, infine, ad oscillare intorno alla parità fino al 2010, quando è diventato decisamente negativo (-1,19%).” Nel 2014 abbiamo di nuovo una bilancia dei pagamenti in positivo 

Ossia negli anni ’90 importavamo merci, incluso poco meno del 18% di gas, petrolio e derivati, per un valore molto più basso delle merci che esportavamo. Guarda caso, dopo l’ingresso dell’euro questo rapporto si ribalta, e lo stesso succede nel settore dei servizi.
Questo per sfatare un altro falso mito: l’Italia come grande importatrice, con termini terrorizzanti, come “deficit energetico”, che altro non è che quello che paghiamo – quindi altro che deficit è un debito più che onorato – per acquistare le fonti di energia. Se riusciamo ad esportare per un valore uguale o superiore a quanto importiamo, comprese materie prime e fonti di energia, come avveniva prima dell’adozione dell’euro ed avviene tutt’oggi, non avremo problemi a reperire la valuta di scambio. Di conseguenza, la svalutazione della nuova moneta è altamente improbabile.
Se proprio la nuova moneta dovesse svalutarsi, state certi che non rimarremo a “secco”: è una legge del capitalismo, o potremo definirlo un suo disturbo ossessivo-compulsivo, quello di vendere il più possibile. Adegueranno i prezzi pur di vendere, come farebbe un qualsiasi commerciante. Comunque con la MMT, anche l’eventuale aumento dei prezzi derivante dalla svalutazione della moneta nazionale non avrà gli effetti drammatici che gli “europeisti” minacciano. Lo Stato aiuterà il cittadino detassando il bene necessario ma particolarmente costoso (finalmente potremo levare le accise sulla benzina dalla Guerra di Etiopia in poi, che incidono per l’80% sul costo della benzina in Italia). Perché potrà farlo? Perché non ha BCE, FMI e Commissione che gli dicono che deve tagliare e tassare, ha la sua moneta, la produce a costo zero e può saggiamente decidere come usarla.
Infine, proprio perché la chimera della svalutazione è dura a morire (penso a tutti i giovani disoccupati terrorizzati da un aumento del prezzo dell’Iphone, più che preoccupati di non avere un lavoro), informo che illustri economisti di fama mondiale sostengono che più che la svalutazione della nuova moneta – l’Italia è il settimo Paese esportatore al mondo, per comprare le sue merci gli altri Stati dovranno acquistare la sua valuta, che quindi avrà un valore elevato – si svaluterà piuttosto l’euro, perché con l’uscita dell’Italia perderà credibilità e soprattutto perderà un Paese – o fetta di mercato che dir si voglia – molto importante e fra i più ampi della zona euro (60 milioni di abitanti-consumatori fanno dell’Italia uno dei Paesi più grandi d’Europa). Questa preoccupazione rende spiegabile il terrorismo imperante circa l’uscita dell’Italia dall’euro da parte dei cosiddetti “europeisti”, che, oltre che sulla moneta, hanno il monopolio sui mezzi d’informazione.

INFLAZIONE: UN TOPOLINO PRESENTATO COME UN ELEFANTE
L’aumento dell’inflazione, con cui ci terrorizzano, è la perdita di potere d’acquisto causata da una presenza di moneta superiore al valore dei beni e servizi in circolazione. Questo è un pericolo che può correre uno Stato a moneta sovrana nella misura in cui emetta moneta senza tener conto di quanto detto sopra. Si, perché quello che gli esperti mainstream non spiegano, oltre al significato stesso del termine di per sé non così apocalittico, è che l’inflazione non è un fenomeno naturale generato da una divinità capricciosa, ma si può controllare, a patto di avere il potere di gestire la creazione di moneta e di farlo correttamente e per il bene pubblico.
Nel programma MMT, immediatamente dopo la riappropriazione della sovranità monetaria, si prevede l’attuazione di un Programma di Piena Occupazione. Non credo mi debba dilungare sugli ovvi effetti positivi di questo programma, preferibile al reddito di cittadinanza che, invece, effettivamente può creare inflazione. Col Programma di Piena Occupazione ciò non avviene perché s’immette moneta nel sistema per creare beni e servizi reali, tramite il lavoro dei cittadini. Un’altra tecnica per evitare l’inflazione è drenare la moneta in eccesso tramite la tassazione.
Se proprio si vuole dubitare dell’efficacia di queste elementari tecniche economiche, vorrei farvi riflettere sul fatto che l’inflazione si risolve, qualunque ne sia la causa, nella diminuzione del potere d’acquisto.
Non è forse un’inflazione subdola quella che abbiamo oggi in Europa con bassi salari ed alti prezzi? Non è anche questa una perdita di potere d’acquisto, non della moneta ma dei salari e comunque dei cittadini? A tal proposito, vi consiglio la ricerca del termine “inflazione” su wikipedia, dove si legge: “L’inflazione ha effetti positivi e negativi. L’attuale Economia Mainstream considera una quantità moderata di inflazione positiva. Ad esempio la Banca Centrale Europea si pone come obiettivo un’inflazione che non superi il 2%. Olivier Blanchard, capo economista del Fondo Monetario Internazionale ritiene che questo limite possa essere innalzato al 4% per garantire alla banca centrale più margine d’azione in caso di crisi.” Ossia neanche la corrente economica attualmente maggioritaria è d’accordo su quale sia il tasso d’inflazione ottimale, anche se sono tutti d’accordo sull’opportunità di tenere molto basso il tasso d’inflazione, riconoscendo tuttavia che alzarlo significa dare respiro all’economia in tempo di crisi. Preferirei che gli economisti della BCE, più che basarsi sul rigido e bassissimo limite del 3% d’inflazione, praticamente stabilito a caso, come ammesso recentemnete dal suo “inventore” francese, volto a mantenere molto alto il valore dell’euro, si preoccupassero dell’effettivo benessere, attuale e sostenibile, dell’economia e dei cittadini europei.
Cito di nuovo l’Argentina, perché – con tutte le ovvie differenze di cui la principale è che l’Italia ha un’economia molto più forte – è l’unico caso comparabile di riappropriazione della sovranità monetaria. La Presidente Kristina Kirshner, ricordando gli enormi passi avanti fatti in meno di dieci anni grazie al ritorno ad una valuta nazionale libera dai cambi fissi col dollaro, che stavano strozzando ed asservendo il Paese agli Stati Uniti ad alle istituzioni economiche internazionali, ha dichiarato: “Preferisco avere un’inflazione altissima e spropositata se so che la disoccupazione dal 34% è scesa al 3,5%; che la povertà è diminuita del 55%; che il pil viaggia di un +8% annuo; che la produttività industriale è aumentata del 300%; che c’è lavoro in Argentina, c’è mercato per tutti, e il mio popolo è molto ma molto più felice di prima, piuttosto che avere un’inflazione del 3% come in Italia, dove c’è depressione, disperazione, avvilimento e l’esistenza delle persone non conta più. “

Non ho certo la pretesa di inventarmi queste cose, le ho apprese grazie a economisti di fama mondiale, quelli che sviluppano la cd. MMT. Inoltre, più recentemente anche altri analisti economici accreditati anche da media mainstream hanno palesemente ammesso che l’Italia uscendo dall’euro avrebbe enormi vantaggi.
Purtroppo non ho raccolto gli articoli, ma appena li ritroverò li aggiungerò in questo post. Valga per tutti il primo dei 7 premi Nobel viventi che hanno ammesso, con grave ritardo, il disastro euro.

“Adottando l’Euro,
l’Italia si è ridotta allo stato di una nazione del Terzo Mondo
che deve prendere in prestito una moneta straniera,
con tutti i danni che ciò implica.”
Paul Krugman, Premio Nobel per l’Economia

Per un’analisi di come funziona uno Stato a moneta sovrana e degli enormi benefici che può comportare una corretta gestione della moneta:
economico

 

 

 

 

 

 

 

 

Era Angal – responsabile Legale del Gruppo Tecnico Popolare Libra
Avvocato pubblicista, lavora per le istituzioni nell’ambito dei diritti umani 
Ha scritto l’UNICA denuncia che ha aperto le indagini su TUTTI i politici degli ultimi 20 anni 

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La strategia di LiberAzione Nazionale del Gruppo Tecnico-Popolare Libra ha l’obiettivo di ripristinare democrazia e Costituzione, restituendo pieni poteri e tutte le sovranità (economica, territoriale, etc.) al Popolo e si basa su tre elementi-chiave: Popolo, legge e comunicazione, senza disconoscere l’importanza, ma anzi integrando, tutti gli altri.

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Referente Tecnico (solo per contatti stampa e questioni tecnico-legali): gruppotecnicolibra@gmail.com

Referente attivisti e blog: Luca Rossi       329 89 73 193

L’AGO DELLA BILANCIA SEI TU !
Norimberga Italiana: la LiberAzione Nazionale TecnicoPopolare

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