Mattarella Presidente: cosa non c’è nella biografia ufficiale

Dall’elaborazione di un sistema elettorale “anomalo”, fino alla discutibile gestione dei servizi segreti, passando per il finanziamento ricevuto da un imprenditore vicino alla mafia … e quel fratello di cui nessuno parla.

Il fratello e la mafia, il Mattarellum e i servizi segreti.

Mattarella, “un politico per bene” secondo Renzi, “uomo di assoluta lealtà e correttezza” aggiunge Napolitano.

Lealtà e correttezza forse verso chi sta distruggendo l’Italia, perché LUI STESSO HA DECISO CHE IL PORCELLUM E’ INCOSTITUZIONALE, essendo giudice della Consulta dal 2011, ma non disdegna di fare proprio ciò che quella sentenza vietava: eleggere organi costituzionali di primaria importanza, tramite il voto di persone non elette democraticamente, ossia gli attuali parlamentari.

Ora si capisce perché Re Giorgio lo definisca anche come persona di assoluta “coerenza democratica e alta sensibilità costituzionale».

Questo è l’aspetto principale, che dovrebbe saltare agli occhi, ma non mancano gli elementi per valutare la sua correttezza già nella sua BIOGRAFIA UFFICIALE.

Il padre, Bernardo, fu tra i fondatori della Dc siciliana, deputato alla Costituente e ministro dei Trasporti, del Commercio Estero e delle Comunicazioni tra la metà degli anni ’50 e ’60.
Alla morte del padre e successivamente all’assassinio del fratello Piersanti da parte di Cosa Nostra, viene eletto deputato nel lontano 1983 e, come vuole la tradizione italica, mai più lascerà le amate poltrone.

Fedele a Ciriaco De Mita, che lo incarica di “ripulire” la Democrazia Cristiana da noti mafiosi “imbarazzanti”. Motivo per cui lui propone Leoluca Orlando (divertente come certe notizie siano riportate in tono del tutto acritico, come se De Mita potesse davvero “ripulire” la DC e Leoluca Orlando potesse essere credibile come risultato).

Poi passa a Prodi e D’Alema, con cui è anche Ministro.

Trent’anni di politica senza soluzione di continuità, “solo sfiorato” da Tangentopoli per una donazione da parte di un imprenditore mafioso in campagna elettorale.

Un santo!

Se si esce dalla manipolazione dei grandi media, che vorrebbero far passare questa biografia come “senza macchia”, basterebbe già questo per inquadrare il personaggio.

Ma c’è dell’altro, che i media nascondono nel re-styling di questo pachiderma della peggiore politica nostrana.

  1. IL MATTARELLUM Il sistema elettorale da lui disegnato, fu definito da Sartori un “Minotauro” essere mostruoso metà uomo, metà toro.
    Sebbene le propagande (PD e M5S) di disinformazione sul Porcellum, presentino il Mattarellum come un’alternativa valida, si tratta, come sempre, di un sistema elettorale mostruoso ed anomalo, né proporzionale, né maggioritario ed irragionevolmente complesso, o per meglio dire complesso solo per accontentare tutti.
    Come il Porcellum, è un maggioritario spinto, vince il candidato che nel collegio ha avuto la maggioranza relativa, a prescindere da una soglia minima.
    La quota proporzionale venne facilmente aggirata dai grandi partiti, creando “liste civetta” e la vittoria anche per un solo voto – come il Porcellum – del collegio uninominale, favorì le solite “compravendite” con le opposizioni.
  2. IL FRATELLO E LA MAFIA CHE NON C’E’
    Mentre nelle cronache è presente il fratello ucciso dalla mafia, non figura, guarda caso, l’atro fratello, Antonino. Ecco perché manca dal quadretto di “specchiata onestà” familiare.
    – Il meno noto congiunto del politico italiano tornato alla ribalta negli ultimi giorni, balzò agli «onori delle cronache alla fine degli anni Novanta nell’ambito di un’inchiesta della procura di Venezia per riciclaggio di denaro e associazione mafiosa. Procedimento poi archiviato nel 1996 per mancanza di prove». Per gli inquirenti al lavoro su quella difficile indagine, Antonino avrebbe convogliato a Cortina un’ingente massa di soldi sporchi, riconvertendo in multiproprietà alcuni grandi alberghi». Un coinvolgimento indiretto, certo: e allora, sempre in tema di scandali passati il quotidiano ricostruisce come a «macchiare l’immagine di Sergio invece c’è la confessione di aver accettato, alla vigilia delle Politiche del 1992, un contributo elettorale di tre milioni di lire – sotto forma di buoni benzina – dall’imprenditore agrigentino Filippo Salamone, noto in Sicilia per essere vicino a Cosa Nostra». –
  3. DOSSIER MITROKHIN: KGB E SCHELETRI NELL’ARMADIO
    – Venendo a questioni più strettamente parlamentari, invece, Il Tempo rispolvera i fasti e le nefandezze dei tempi della commissione Mitrokhin. (…) risalgono sempre alla fine degli Anni Novanta, esattamente al 1999 e riguardano, appunto, il famoso dossier Mitrokhin, il noto archivio che prende il nome da un ex funzionario dei servizi sovietici contenente le attività illecite del Kgb in Italia. All’epoca dei fatti che il quotidiano romano rivisita, Sergio Mattarella era vicepresidente del Consiglio dei Ministri con premier l’ex comunista Massimo D’Alema, con delega ai servizi segreti. Nel Paese irrompe la notizia dell’esistenza di documenti dirompenti. «E per far luce su quando i vertici di quel governo seppero del dossier – ricostruisce Il Tempo – sul perché non fu informata per tempo la magistratura italiana, sul chi e come «corresse» le bozze del libro su quell’archivio e sul perché si fece in modo che l’archivista Mitrokhin non venne ascoltato dal Sismi, venne istituita, qualche anno dopo, una commissione d’inchiesta parlamentare presieduta dal senatore Paolo Guzzanti.
    E fra le molte persone sentite ci fu anche Mattarella». Il quale, tra contraddizioni, smentite e sbalzi temporali, in diverse audizioni sostenute di fronte alla commissione, come ricostruisce il quotidiano romano replicò in maniera poco convincente con argomenti che tamponarono sul momento, ma non chiusero la falla dei tanti interrogativi a lungo rimasti senza risposta.
    La sentenza definitiva sul giallo dello sbianchettamento, poi, l’avrebbe pronunciata anni dopo, nel 2004, un altro illustre presidente della Repubblica, il picconatore Francesco Cossiga che, sul dossier Mitrokhin disse, come riportato in chiusura dal quotidiano di piazza Colonna: «Chi è stato? I servizi segreti. Su ordine di chi? Il più adatto, ovvio, era Sergio Mattarella»… –


E questo è solo ciò che dicono fonti ufficiali, semplicemente storia, immaginiamo quanto non è dato sapere.

Gruppo Libra saluta così il nuovo illegittimo, aprendo un file, che appare già copioso, sul nuovo ameno personaggio che ci tocca tollerare per ben 7 anni.

Una persona votata da persone che mai abbiamo votato e che sicuramente la maggioranza degli italiani non vorrebbe come Presidente.

Fonte degli estratti – “Secolo d’Italia”

Era Angal – responsabile Legale del Gruppo Tecnico Popolare Libra
Avvocato pubblicista, lavora per le istituzioni nell’ambito dei diritti umani 
Ha scritto l’UNICA denuncia che ha aperto le indagini su TUTTI i politici degli ultimi 20 anni

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