Come distrarre 240 miliardi di euro e agevolare la crisi

Sono TUTTI responsabili, TUTTI INSIEME hanno contribuito a privare la nazione di questa liquidità necessaria al suo funzionamento.

I soldi per far fronte alla crisi ci sarebbero, ci sono sempre stati.

 

Fu nel novembre del 2003 quando Giulio Tremonti, ministro del Tesoro del Governo Berlusconi, decise di avviare la privatizzazione di Cassa depositi e prestiti trasformandola in una società per azioni.

Da quel momento Cassa depositi e prestiti cominciò ad allontanarsi dal tradizionale ruolo di erogatore di mutui agli enti locali, per operare sempre più come un qualsiasi investitore, attraverso società di gestione del risparmio e fondi d’investimento partecipati.
Un soggetto forte, a differenza del sistema bancario, di una straordinaria liquidità, 235/240 miliardi di euro, garantita dal risparmio postale di 24 milioni di italiani, con utili di oltre 2 miliardi di euro in media e quasi 3 nel 2013.

Dieci anni dopo, ad agosto 2013 Enrico Letta fece della Cassa depositi e prestiti l’asse portante del “Fondo sovrano Italia”, un polmone finanziario da utilizzare nel processo di privatizzazioni del patrimonio pubblico e per rilanciare l’economia italiana.

Peccato che questo “Fondo sovrano Italia” sia una società per azioni e non un vero e proprio Fondo, voglia rimanere sempre in minoranza nelle compagini azionarie e abbia come criterio operativo l’investimento in aziende con fatturato annuo netto di almeno 240 miliardi e numero medio di dipendenti non inferiore ai 2000.
Così, mentre prima il supporto alle Piccole e medie imprese rientrava tra gli obiettivi della Cassa depositi e prestiti, adesso le Piccole e medie imprese, restano estranee, per statuto, dal raggio di azione di questo Fondo.

Un’ultima nota, anche la prossima privatizzazione di Poste Italiane recentemente annunciata da Renzi sarà possibile grazie a un decreto emanato da Berlusconi e Tremonti in quel novembre del 2003 per conferire alla nuova Cassa Depositi e Prestiti (Cdp Spa) il 35% di Poste Italiane, che prevedeva contemporaneamente la privatizzazione dell’Istituto.

Sono TUTTI responsabili, TUTTI INSIEME hanno contribuito a privare la nazione di questa liquidità necessaria al suo funzionamento.

I soldi per far fronte alla crisi ci sarebbero, ci sono sempre stati !

 

Luca Rossi  (referente attivisti LIBRA – 329 897 31 93) 

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