La denuncia in pillole #8

Per comprendere i sistemi elettorali serve un minimo di basi tecniche, ma soprattutto di conoscenza di sistemi di altri Paesi per poter comparare e comprendere a fondo quali inediti orrori sia capace di produrre la disonestà italiana.

Libra spiega così l’inganno dei sistemi elettorali italiani e dei tentativi di cambiare il Porcellum, nella denuncia che il 26 febbraio ha aperto le indagini contro TUTTI i politici per gravi reati contro lo Stato.

“Questa creazione tutta italiana è riuscita a generare un maggioritario, travestito da proporzionale corretto, che non è neanche un maggioritario, per assenza del voto diretto.”

Ecco perché con il porcellum era come non votare.

Una vera “porcata” come disse Calderoli

I principali reati contestati sono:

Articolo 294. Attentati contro i diritti politici del cittadino.

Chiunque con violenza, minaccia o inganno impedisce in tutto o in parte l’esercizio di un diritto politico, ovvero determina taluno a esercitarlo in senso difforme dalla sua volontà, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.

**NB: “con violenza, minaccia ed inganno” l’hanno aggiunto gli accusati, con un disegno di legge del 2006, subito dopo l’approvazione del Porcellum, che ha apportato notevoli modifiche al Titolo Delitti contro lo Stato. Il ddl era “molto appropriatamente” stato intitolato come intervento sui soli “reati d’opinione”.

Articolo 287. Usurpazione di potere politico o di comando militare.

Chiunque usurpa un potere politico, ovvero persiste nell’esercitarlo indebitamente, è punito con la reclusione da sei a quindici anni. Alla stessa pena soggiace chiunque indebitamente assume un alto comando militare. Se il fatto è commesso in tempo di guerra, il colpevole è punito con l’ergastolo; ed è punito con la morte (1), se il fatto ha compromesso l’esito delle operazioni militari. (1) La pena di morte è stata soppressa e sostituita con l’ergastolo.

La L. n. 270/2005 è stata promulgata durante il cd. Governo Berlusconi III, durante la XIV Legislatura, in cui erano Presidenti del Senato Marcello Pera e della Camera Pierferdinando Casini.
Il suo stesso principale estensore, Roberto Calderoli, all’epocaMinistro per le riforme istituzionali e la devoluzione, la definì – col buon cuore del padre legittimo, perché fu, come vedremo, perfino un eufemismo -, Porcellum. Lo fece addirittura prima che il sistema elettorale previsto dalla legge venisse mai utilizzato ed a soli tre mesi dalla sua pubblicazione. Ma il problema di questa legge elettorale non era – come ebbe a dire nel lontano 2006 il Ministro Calderoli nella sua aperta confessione al programma televisivo Matrix – “fatta volutamente per mettere in difficoltà una destra ed una sinistra che devono fare i conti col popolo che vota”, anzi era proprio l’esatto contrario.

La sentenza della Consulta ha accertato oltre ogni ragionevole dubbio, infatti, che quella legge era “una porcata”, perché impediva al Popolo il diritto di esercitare l’elettorato attivo e passivo, garantito dall’art. 48 Cost., pietra angolare di tutto l’impianto di legalità del sistema istituzionale repubblicano e democratico disegnato dalla Carta, tanto da comportare l’automatica violazione – come rilevato nelle motivazioni della Corte – addirittura del suo primo articolo, ossia del Principio di sovranità popolare stesso, che è alla base di ogni democrazia.
Essa ben illustra un impianto normativo, talmente illegale, perché contrario ai principi fondamentali della democrazia, da dover essere immediatamente ed interamente fatto decadere e che non può essere frutto di semplice imperizia o ignoranza, non solo per le competenze ed i ruoli istituzionali ricoperti dagli autori del fatto, ma perché è talmente disfunzionale all’efficace ed effettiva rilevazione della volontà popolare, da palesare di sé stesso il preciso intento criminoso.

L’effetto pratico della legge n. 270/2005, quello che anche la sentenza costituzionale mira a sanzionare, è stato di eliminare del tutto dal sistema elettorale il voto di preferenza, nonché di attenuare ogni tipo di rilevante effetto proporzionale nell’attribuzione dei seggi, esautorando così di fatto il Popolo italiano dall’esercizio del diritto di voto.

Tramite le cd. liste bloccate, infatti, i “rappresentanti del Popolo” erano, letteralmente nominati da strutture private, per quanto di rilevanza pubblica, ossia i partiti politici. Veniva totalmente impedita la possibilità per il cittadino di scegliere direttamente i propri rappresentanti. Quelle liste erano appunto “bloccate”: votando un partito o una lista si doveva, per forza e senza alcuna alternativa, votare anche i candidati da essi nominati.

Come se ciò non bastasse, si è attribuito un premio di maggioranza abnorme, privando, appunto, il sistema elettorale della rilevanza di ogni effetto proporzionale. Alla Camera dei Deputati, infatti, la coalizione vincente su base nazionale anche di un solo voto, acquisiva automaticamente il 54% dei seggi (340 su 630), senza alcuna soglia minima di voti necessari, quindi indipendentemente dal totale dei voti raccolti.Così è potuto avvenire, ad esempio, nelle ultime elezioni, che il PD, avendo raccolto il 29% dei consensi conquistasse la maggioranza “blindata” alla Camera. Con qualsiasi percentuale inferiore avesse vinto sulle altre coalizioni, avrebbe conquistato in ogni caso quella stessa identica maggioranza.
Il principio di proporzionalità fu praticamente eliminato anche dal sistema elettorale per il Senato della Repubblica, con un premio di maggioranza persino più alto, 55%, e con la sola differenza che, in ossequio all’art. 57 Cost., esso doveva essere distribuito su base regionale.
Per rendere ancora più anomalo questo presunto “premio di maggioranza”, veniva assegnato al primo turno e senza alcuna soglia minima.

Un presunto “premio di maggioranza” così alto e facilmente raggiungibile anche con basse percentuali di voto, è, come detto, abnorme, anche perché non si riscontra in nessun’altra democrazia avanzata contemporanea. Sebbene non ci sia una definizione univoca del premio di maggioranza in dottrina, nessuno pone in dubbio, però, la sua natura di correttivo al sistema proporzionale. Come noto, infatti, il sistema proporzionale è il meccanismo che garantisce per eccellenza la rappresentatività. Il premio di maggioranza dovrebbe servire solo ad apportare dei piccoli correttivi, per agevolare la formazione della maggioranza di governo ai partiti che vincono ottenendo una sufficiente percentuale di voti e, dunque, sono rappresentativi della volontà popolare.

Per la prima volta nella casistica dei sistemi elettorali delle democrazie avanzate, invece, il premio di maggioranza è talmente spropositato, non solo nella percentuale aggiuntiva di seggi aggiudicati, ma anche nell’assoluta mancanza di una soglia minima, da trasformare il proporzionale in un maggioritario de facto ed anche molto spinto, tanto da essere stato definito da certa dottrina – sembrerebbe con scarsa valutazione delle gravi implicazioni sul diritto al voto dei cittadini – un “sistema a maggioranza assicurata”.
Vi è da notare, che, dopo le ultime elezioni, il PD è stato costretto a fare coalizioni con altri partiti per avere la maggioranza in Senato, a riprova che il consenso riscosso era davvero scarso per la formazione di una maggioranza, persino con un sistema che agevola così tanto la governabilità.

Ma c’è di più: anche il sistema maggioritario che ne risulta, nonostante fosse stato presentato ai cittadini come proporzionale corretto, è assolutamente inedito per la prima caratteristica descritta, le liste bloccate, ossia l’abolizione dei collegi uninominali e, dunque, del voto diretto previsto dagli artt. 56 e 58 Cost.

Il collegio uninominale è l’entità fondamentale per il funzionamento dei sistemi elettorali di tipo maggioritario. Se il maggioritario, infatti, per sua natura agevola la governabilità, piuttosto che la rappresentatività, sottraendo in parte alla volontà popolare il diritto di esprimersi pienamente sulla scelta della coalizione/partito, non si è mai pensato di sottrarre del tutto alla sovranità popolare anche la scelta diretta dei candidati. Non esistono, infatti, per quanto si sa, democrazie avanzate con sistemi elettorali di tipo maggioritario ad un solo turno, che non si basino sui collegi uni/plurinominali, ossia sulla scelta diretta dei candidati. Questo nuovo tipo sconosciuto di sistema elettorale, né proporzionale, né maggioritario, introdotto con la L. 270/2005 ed utilizzato per tre volte in Italia è stato, non a caso, definito, sempre con gli eufemismi tipici di certa dottrina, “sistema maggioritario a voto limitato”.

Questa creazione tutta italiana è riuscita a generare un maggioritario, travestito da proporzionale corretto, che non è neanche un maggioritario, per assenza del voto diretto.

In verità i politici ed i parlamentari coinvolti nell’approvazione della L. 270/2005 hanno creato un sistema elettorale, che non ha le caratteristiche fondamentali e minime di efficienza democratica della rilevazione statistica della volontà popolare, né del sistema proporzionale (proporzionalità nell’attribuzione dei seggi in base ai voti), né di quello maggioritario (voto di preferenza tramite il collegio uni/plurinominale) e che, addirittura, simula l’utilizzo di un premio di maggioranza, che tale non è, per confondere sulla sua vera natura. Il premio di maggioranza – strumento poco utilizzato rispetto ad altre tipologie più diffuse di correttivi, infatti, viene attribuito solitamente – come avvenne ad esempio con la cd. Legge truffa del 1953, che ne rappresenta un esempio puro -, nella forma di un bonus alla coalizione/lista che ottiene solitamente con la maggioranza assoluta, non quella relativa e per giunta al primo turno e senza alcuna soglia minima.

Con il risultato che il diritto al voto viene quasi del tutto svuotato delle caratteristiche che gli attribuisce l’art. 48 Cost. – “personale ed eguale, libero e segreto”, nonché come previsto dagli artt. 56 e 58, “diretto” – e che l’intento criminoso, come si è anticipato, emerge già dalle caratteristiche del sistema elettorale creato e da come fu presentato all’opinione pubblica, ossia come un proporzionale corretto.

Un sistema elettorale così disegnato, infatti, è palesemente ed oltre ogni ragionevole dubbio preordinato in maniera criminale ad esautorare del tutto, o quasi, il cittadino del diritto all’elettorato attivo e passivo.
Anzi, talmente grave ed ampia è l’usurpazione del diritto di voto rilevata dalla Consulta, che si può parlare addirittura di una vera e propria simulazione di sistema elettorale, dato che il Porcellum non ha alcuna efficacia ed efficienza nel determinare la rappresentatività democratica e popolare dell’Assemblea parlamentare.

Non presenta, infatti, alcuna delle caratteristiche tecniche elaborate in secoli di studi e di tentativi di perfezionamento dei processi elettorali democratici, neanche di quelle imprescindibili per rappresentare in modo più fedele possibile la volontà popolare. Ricordiamo, infatti, che questa dovrebbe essere la principale finalità nell’elaborazione dei sistemi elettorali e che il problema della governabilità ha portato nelle democrazie avanzate al massimo a sistemi misti o corretti – alcuni molto complessi ed articolati per compenetrare al meglio le esigenze di governabilità, senza pregiudicare eccessivamente la rappresentatività -, ma mai ad una così ampia riduzione del diritto di scelta dei cittadini a favore di partiti politici, di movimenti ed organizzazioni private, che pretenderebbero così di rappresentarli.
A tal proposito, emergono inoltre, anche chiare e conseguenti implicazioni dirette ed indirette per il diritto all’elettorato passivo e per tutti gli altri diritti costituzionali, che la giurisprudenza riconduce con certezza al reato in parola, previsti dagli artt. 49, 50, 75, 123, 132, 138 2° co., 71 2° co. della Costituzione.

Per cui, ritornando alla dichiarazione del Ministro Calderoli del 2006 possiamo affermare con certezza che fosse falsa: la L. 270/2005, lungi dal creare difficoltà ai partiti, si potrebbe anzi definire il “sistema elettorale di chi ama vincere facile”, perché rende estremamente semplice, anzi automatico e certo, ai grandi partiti ottenere la maggioranza.

 

Leggi la versione integrale della DENUNCIA LIBRA anche per note e fonti

La denuncia che ha aperto per la prima volta in assoluto le indagini contro tutti i politici degli ultimi 20 anni per gravi reati contro lo Stato

Leggi l’atto di opposizione ATTO DI OPPOSIZIONE LIBRA

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Evento FB: Sabato 11 ottobre – Norimberga Italiana – Tutti a Roma per l’apertura delle storiche indagini

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Referente Tecnico (solo per contatti stampa e questioni tecnico-legali): gruppotecnicolibra@gmail.com

Referente attivisti e blog: Luca Rossi       329 89 73 193

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