La denuncia in pillole #3

L’accusa:

Gli Italiani Torturati: livelli fiscali, credit crunch, Equitalia, truffe ed illegalità bancarie, derivati killer, pignoramenti, distruzione dei diritti dei lavoratori ed illegalità diffusa

Ripercussioni sociali e sanitarie

Torture fiscali e suicidi di Stato: la parola d’ordine è negare l’evidenza

 

Non è facile nascondere la realtà quando si fa statistica, i dati sono la cosa più chiara che esista, quando si tratta di capire la realtà socio-economica.

Ma l’Istat, come per povertà e disoccupazione (v. pillola 2), riesce abilmente a rendere la realtà rosea e felice, o almeno migliore del disastro che è. 
Ci vuole un’abilità.

Nel caso dei suicidi dovuti a motivi economici, che sono ormai al livello almeno di 1 ogni 2 giorni da almeno 2 anni, l’Istat ignora addirittura nel report sintetico le evidenze più gravi di un grafico che parla da sè, anche agli occhi dei non addetti ai lavori.

Gli italiani si sono visti spogliare del lavoro, dei risparmi, delle pensioni, della casa e bersagliare da un livello di tassazione che già era il terzo in Europa, ma che, nonostante il generale innalzamento della tassazione nell’area Euro, è ancora sesto solo dopo Danimarca, Svezia, Belgio, Francia e Finlandia, Paesi che hanno, però, un welfare da sempre ed ancora valido, nonostante la cd. crisi, a giustificare un alto prelievo. Inoltre, mentre questi Paesi hanno diminuito la pressione fiscale dal 1995 al 2010 ed ancora di più nel 2011, l’Italia, assieme solo a Portogallo e Malta, l’ha aumentata nel periodo di ben 2,7 punti di pil. Calcolando che nei soli due anni del Governo Monti il Paese ha anche perso più di 4 punti di pil, i risultato dell’analisi è ancora più drammatico. 

Il livello di prelievo fiscale italiano è stato, quindi, alzato a livelli insostenibili – 44% secondo l’Istat; il prelievo reale è al 55%, ma per piccoli imprenditori, artigiani, commercianti e professionisti arriverebbe anche fino al 70% -, che costringono le imprese ed i cittadini ad indebitarsi massicciamente, a chiudere o svendere le proprie attività e proprietà. A fronte di ciò si assiste ad un massiccio taglio dei servizi pubblici, anche in settori vitali, come sanità, istruzione, sicurezza, salvaguardia del territorio e trasporti e, persino, ad una stretta sul credito (credit crunch): l’abbattimento della domanda aggregata causata intenzionalmente e consapevolmente tramite le politiche Ue, genera la mancanza di prospettive di rientro, dunque le banche hanno iniziato a negare credito, anche a clienti che hanno sempre onorato i propri impegni. 

Gli italiani a tassi di disoccupazione da conflitto bellico sono stati, quindi, letteralmente torturati dalle tasse e dalla mancanza di danaro; dal sistema di riscossione di dubbia legalità denominato Equitalia; dai tassi bancari di credito usurai, che arrivano fino al 20%, nonché dall’anatocismo e dalle truffe bancarie, più volte accertate anche dalla Magistratura, ai danni dei clienti, spesso tramite i soliti derivati, o nuovi strumenti di credito killer, come le carte revolving. I pignoramenti per debiti d’importo iniziale irrisorio non si contano più, i cittadini vengono privati di tutto, persino della casa, che hanno acquistato in decenni di lavoro e risparmi. 

Un far-west delle regole ormai fuori controllo, un’assenza sempre più diffusa di legalità, che deriva dall’abdicazione de facto allo Stato di diritto ed alle regole costituzionali. 
Le riforme del lavoro per la cd. flessibilità – ossia assenza di garanzie -, hanno creato una schiera di lavoratori senza diritti – ormai più numerosi di coloro che hanno contratti a tempo indeterminato – per i quali la dignità del lavoro è un optional e che, se la richiedono, come tristemente noto, vengono accusati di essere choosy (E. Fornero, 2012) ed informati che il lavoro a tempo indeterminato è noioso (M. Monti, 2012) e che non sono adeguatamente qualificati (F. Saccomanni 2014). Degli schiavi di fatto, perché ricattabili quotidianamente con la perdita del lavoro, costretti ad accettare trattamenti, anche economici e di orario, che cancellano anni di lotte sindacali e sociali, tutele basilari sancite a livello internazionale da 100 anni di convenzioni OIL-Organizzazione Internazionale per il Lavoro e di progressi nell’inclusione e nella mobilità sociale dei cittadini, oltre che interi Titoli della Costituzione italiana. 

I più colpiti – lo dice una ricerca statistica di Francesco Devicienti, analista della Banca Mondiale, e Francesca Gualtieri del 2004 – sono le famiglie numerose e le persone con basso grado d’istruzione. Sono, infatti, le persone con la sola istruzione dell’obbligo ad essere colpiti dal più tragico dei fenomeni di questa guerra economica, quello dei suicidi. 
L’Istat dichiara che “Tra il 1993 e il 2009 la mortalità è diminuita significativamente da 8,3 a 6,7 suicidi ogni centomila abitanti”. Quindi in questi vent’anni i suicidi sono diminuiti di circa l’1,5%, sono stati 1.000 in meno in termini assoluti. Ma le proiezioni dei dati dal 1980 al 2009 mostrano un fenomeno impressionante: proprio nei periodi chiave del processo d’integrazione economico-monetaria europea, si ha un notevole innalzamento ad 8. 

La cosa più agghiacciante è notare che, a fronte di una lieve diminuzione complessiva nel lungo periodo -dovuta anche a trent’anni di applicazione della Riforma Basaglia del 1978 – i suicidi fra i laureati sono passati da 7 a 4 su 100.000 abitanti, ma quelli di chi ha la licenza media da 5 a 8 ed anche quelli di chi ha solo la licenza elementare non sono diminuiti, ma aumentati.

Per quanto, come l’Istat giustamente precisa nella nota informativa, il suicidio è un atto estremo determinato dalla complessa interazione di più fattori di rischio, si tratta – anche ad un occhio profano – di progressioni statistiche evidenti, che non possono essere ignorate non commentate e lasciate cadere nel silenzio. 
Esse mostrano inequivocabilmente la sofferenza delle persone più vulnerabili alla povertà, quelle con basso livello d’istruzione, a fronte di un crescente benessere psichico dei laureati, ossia della classe dirigente e professionale – dovuto anche a trent’anni di progressi culturali e sanitari e di cui ci si rallegra, naturalmente -.

Ma negli ultimi 3 anni le morti si stanno addirittura moltiplicando. L’Università degli Studi “Link Campus University” di Roma, conduce uno studio per monitorare i suicidi per motivi economici dal 2012 ed ha rilevato che “A marzo (2013 ndr) si e’ registrato un caso ogni due giorni. E nei primi tre mesi dell’anno sono state 32 le persone che si sono tolte la vita, circa il 40% in più rispetto al primo trimestre del 2012”. Anche il Prof. Maurizio Pompili, direttore del Servizio per la prevenzione del suicidio dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma, denuncia un allarmante aumento dei suicidi in età lavorativa del 15% nel 2011-2012 e l’aumento del 40% delle richieste di aiuto ricevute al centro nei primi tre mesi del 2013, sottolineando che le vittime rinunciano alla vita anche per debiti di lieve entità. 

E’ questo un altro dato inconfutabile che prova quanto l’integrazione europea economica stia incidendo sull’aumento dei suicidi: l’età media si abbassa vertiginosamente, si tolgono la vita sempre più persone giovani ed in età lavorativa. I cittadini, che hanno imparato a tenere da sé il conto, tramite l’informazione “dal basso” ed on line, parlano di circa 500 suicidi per motivi economici e di una media di quasi due al giorno, che sta proseguendo nel 2014. 

Ma la disperazione a cui sono stati portati gli italiani è tale, che assistiamo addirittura all’agghiacciante ripetersi di modalità estreme di protesta nei confronti delle istituzioni e della società, come le cd. torce umane o, addirittura, gesti “kamikaze”, terroristi ed omicidi-suicidi, che si manifestano in maniera ripetuta solo in rari casi altrettanto estremi di oppressione dei popoli, come in Palestina, o nel caso dei monaci buddhisti perseguitati dal governo cinese, e, più recentemente, come protesta contro le dittature del Nord Africa. 

Fenomeni taciuti e neanche monitorati adeguatamente a livello nazionale, su cui urge un chiarimento della Magistratura.

Leggi la versione integrale della DENUNCIA LIBRA anche per note e fonti

La denuncia che ha aperto per la prima volta in assoluto le indagini contro tutti i politici degli ultimi 20 anni per gravi reati contro lo Stato

Leggi l’atto di opposizione ATTO DI OPPOSIZIONE LIBRA

Contatta il gruppo LIBRA per informarti e contribuire

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Evento FB: Sabato 11 ottobre – Norimberga Italiana – Tutti a Roma per l’apertura delle storiche indagini

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Referente Tecnico (solo per contatti stampa e questioni tecnico-legali): gruppotecnicolibra@gmail.com

Referente attivisti e blog: Luca Rossi       329 89 73 193

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