La denuncia in pillole #2

L’accusa:

Chiunque, allo scopo di attentare alla sicurezza dello Stato commette un fatto diretto a portare la devastazione, il saccheggio o la strage nel territorio dello Stato o in una parte di esso è punito con la morte (ora ergastolo, ndr)

Reato:

Devastazione, saccheggio e strage (art. 285 cp)

Devastazione della Nazione e del Popolo perpetrata attraverso la coercizione economica

L’altro dato incontrovertibile, ma ostinatamente nascosto, è che prima dell’ingresso dell’Euro l’Italia era il Paese leader nella produzione industriale fra i Paesi Euro con più di 20 punti di vantaggio nell’indice Eurostat rispetto alla Germania, la cui performance era anche al di sotto della media dei Paesi Euro. A distanza di soli dodici anni la situazione s’inverte. I Paesi più produttivi, come Italia, Spagna e Francia, perdono rispettivamente 20 punti le prime due e 10 l’ultima, mentre la Germania ha una performance del settore industriale che le fa guadagnare 15 punti di indice ed attestarsi ad oltre 30 punti in più di produzione rispetto all’Italia. Ossia, in dodici anni di Euro la Germania ha guadagnato quasi 50 punti di produzione industriale sull’Italia.

Su questi risultati indubbiamente pesano le oggettive condizioni di vantaggio che si è assicurata, come visto, unico Paese dell’Euro-­‐zona a non accettare formalmente la supremazia delle istituzioni europee sulle propria legge costituzionale, sulla sovranità del Popolo tedesco, sulle decisioni di bilancio e chissà quant’altro. (33)

Questi freddi quanto inconfutabili dati macroeconomici e statistici, illustrano, per chi sa leggerli con obiettività, l’immensa sofferenza e pressione socio-­‐economica, a cui sono sottoposti i cittadini italiani, costretti a subire, passivamente e senza possibilità di pacifica opposizione -­‐ considerata l’espoliazione dei più fondamentali diritti politici e costituzionali -­‐ anni di sistematica e preordinata distruzione del settore privato nazionale e di privatizzazione selvaggia del settore pubblico, nonché di cessione/svendita di entrambi a multinazionali, banche d’affari ed aziende straniere.

I dati sociali sono da tragedia umanitaria. Dal 2000 al 2004, in soli 4 anni i cittadini italiani hanno perso il 16,8% del proprio potere d’acquisto, primi fra i Paesi euro in questa classifica negativa. (34) Dal 2002 al 2012 il potere d’acquisto del ceto medio è sceso del 39,7%. In soli 10 anni di Euro si è quasi dimezzata la ricchezza accumulata in anni di virtuosismo ed operosità di piccoli e medi imprenditori, lavoratori e professionisti italiani.

Ma sono stati gli anni in cui era in atto il reato de quo ed in vigore il Porcellum, e, dunque, in cui era stato reciso del tutto il legame di rappresentatività fra Popolo ed istituzioni, che la situazione è notevolmente peggiorata: dal 2007 al 2012 il tasso di disoccupazione è cresciuto di quasi 5 punti percentuali, quella giovanile di 15. Il governo “tecnico” che avrebbe dovuto eccezionalmente prendere le redini del Paese per salvarlo dal disastro economico, il Governo Monti, non ha fatto altro che affossare del tutto l’economia del Paese, lo dicono senza possibilità di smentita i dati. Dopo la crisi del 2007-­‐2008, la produzione industriale italiana aumentava del 6,8% in media con l’Ue; nel 2010, nel 2011 e nel 2012 ha perso circa 12 punti, scendendo al -­‐6,1% del 2012, con un differenziale rispetto all’Ue del -­‐4% mai registrato da 15 anni. Con i governi di centro destra e centro sinistra l’Italia perdeva l’1,0% di pil all’anno; con Monti il 2,0%. Con i governi eletti il tasso di disoccupazione ha avuto uno scostamento medio annuo dello 0,1% migliore della media Ue, equivalente a 20.000 disoccupati in meno; con Monti la disoccupazione ha avuto un aumento di ben l’1,5% in più della media Europea. 
Tutti questi indicatori dimostrano che è stato addirittura il peggior governo degli ultimi 15 anni. Persino gli obiettivi di riduzione del debito e dell’inflazione, usati per infliggere le “manovre lacrime e sangue”, furono clamorosamente disattesi dai “tecnici”: solo nel 2012 il debito è aumentato di 81,517 miliardi, facendo schizzare il rapporto debito/pil di addirittura 7 punti in avanti e perfino l’inflazione, mantenuta sempre bassa da 15 anni, è salita al limite massimo imposto del 3%.(35 )

Una performance così negativa è difficilmente raggiungibile senza una guerra, una calamità naturale o un preciso intento criminoso in tal senso.

Secondo l’Istat a novembre 2013, la disoccupazione è salita al 12,7%, la percentuale ufficiale di disoccupazione giovanile (15-­‐24 anni) è al 41,6%, in aumento di 4 punti percentuali l’anno. Nel 2013 i disoccupati ammontano a 3.254.000, perlopiù persone che hanno perso il lavoro, e nei primi undici mesi dell’anno sono state presentate circa 1.950.000 domande per Aspi e mini Aspi, le nuove prestazioni per la disoccupazione involontaria. (36) 
Se ai disoccupati strictu sensu si aggiungono gli inattivi, si arriva nel 2012 a 5 milioni 831 mila di persone senza lavoro, o come ottimisticamente li definisce l’Istituto nazionale di statistica: “persone potenzialmente impiegabili nel processo produttivo”. (37)

Calcolando anche i sottoccupati, che sono 605 mila, più di 1 italiano su 10 è senza lavoro. In un Paese dove il 20% circa della popolazione è costituito da anziani e più del 15% da minori, la percentuale approssimata scende a più di 1 italiano su 7 senza o con insufficiente reddito da lavoro.

La povertà grave dilaga mietendo un numero sempre più grande di vittime ogni anno. 
Nelle rilevazioni nazionali relative al 2000 l’Istat calcolava che le famiglie povere -­‐ povertà assoluta più relativa, ossia consumi medi inferiori a circa 1.500.000 lire per due persone -­‐ erano circa il 16%, 11 milioni di persone. 
Dieci anni dopo l’ingresso nell’Euro, si dedurrebbe dalle stesse rilevazioni nazionali del gennaio 2013, che la percentuale di famiglie in povertà sia salita solo al 16,3%, ossia di circa 600.000 persone, ma la soglia di povertà è stata sensibilmente ridotta a meno di 1.000 euro per nuclei di due persone.

Lo stesso Istituto, però, nel dicembre dello stesso anno, pubblicava il rapporto Reddito e condizioni di vita, (38) basato sui parametri statistici Ue, rivelando che ormai quasi un italiano su tre (29,9%) ed un italiano su due nel Meridione (48%), è a rischio di povertà o esclusione sociale, che è l’indicatore introdotto dall’Eurostat per calcolare la povertà grave, la non auto-­‐sufficienza economica. (39)

Si tratta di più di 17 milioni di persone, fra cui moltissimi bambini, anziani e disabili, che vivono in stato di grave povertà o deprivazione, oltre quelle che non arrivano a fine mese, di cui si parla più sovente. Milioni di persone sono piombate in pochissimi anni, da una condizione di relativo e stabile benessere in crescita da almeno mezzo secolo, alla povertà ed alla disperazione dell’assenza totale di prospettive di vita degna. Fino alla cd. crisi la percentuale del 15% di povertà era stata solo raramente e di poco sorpassata, in pochi anni si è duplicata. Anche stando alle rilevazioni nazionali Istat del 2012, infatti, si nota che nei soli due anni di governi d’”emergenza” le persone in stato di povertà gravissima, cd. assoluta, sono raddoppiate: da 6,9% nel 2010 al 14,3% del totale (Istat 2012).

Note
33 – Si pensi ad esempio allo studio di Friedrich Schneider, Professore di Economia dell’Università austriaca di Linz ed esperto di sommerso, che calcola perdite di 250 miliardi l’anno per la corruzione nel Paese, ossia “solo” 30 miliardi in meno di quelle calcolate per l’Italia. Lo riporta Il Fatto quotidiano, che ha rivelato anche diversi scandali, che coinvolgono la politica tedesca, come quelli relativi alla fornitura di armi. Il Governo viene, inoltre, accusato dagli stessi giornalisti tedeschi di manipolare i dati relativi all’occupazione ed alla situazione sociale del Paese ed è stato ufficialmente denunciato dal Belgio alle autorità europee per dumping sociale (EuObserver.com), ossia concorrenza sleale basata sull’abbassamento dei salari e sullo sfruttamento di forza lavoro straniera a basso costo.

34 – Eurostat 2005.
35 – “Il bilancio del Governo Monti”, 2 maggio 2013, su: scenarieconomici.it 36 Reuters Italia 2013.
37 – Istat 2013.
38 – Ci si riferisce ai Rapporti Istat, “Noi Italia”, gennaio 2013 e “Reddito e condizioni di vita”, dicembre 2013.
39 – Le componenti dell’indicatore disaggregate ne mostrano meglio la reale portata: il 19,4% delle persone residenti risulta a rischio di povertà, ossia vive al di sotto della soglia di povertà, che in Italia è di meno di 500 euro a persona; il 14,5% si trova in condizioni di severa deprivazione materiale (mostra, cioè, almeno quattro di nove segnali di deprivazione, quali non poter pagare le bollette, non poter far fronte a pagamenti improvvisi di 800 euro, o non poter fare un pasto adeguato una volta ogni due giorni) ed il 10,3% vive in famiglie caratterizzate da una bassa intensità di lavoro.

Leggi la versione integrale della DENUNCIA LIBRA anche per note e fonti

La denuncia che ha aperto per la prima volta in assoluto le indagini contro tutti i politici degli ultimi 20 anni per gravi reati contro lo Stato

Leggi l’atto di opposizione ATTO DI OPPOSIZIONE LIBRA

Contatta il gruppo LIBRA per informarti e contribuire

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Evento FB: Sabato 11 ottobre – Norimberga Italiana – Tutti a Roma per l’apertura delle storiche indagini

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Referente Tecnico (solo per contatti stampa e questioni tecnico-legali): gruppotecnicolibra@gmail.com

Referente attivisti e blog: Luca Rossi       329 89 73 193

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